peruggine: (lapo + vanni)
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Buonasera a tutti!
Eccoci al secondo appuntamento con Shane e Suncer, non sarà l'ultimo, perché notoriamente non siamo molto brave con le storie brevi! ^^;;
Comunque, prima di cominciare, prendetevi trenta secondi per leggere questa premessa (che nella prima parte non abbiamo fatto per mancanza di tempo):
Shane e Suncer sono personaggi che nascono nel 1994 circa, da due storie fantasy separate che avevamo iniziato a scrivere in quel periodo. I mondi che avevamo ideato erano tutto sommato abbastanza complessi e in questo racconto abbiamo dato per scontato molti riferimenti relativi ad essi, per cui vi chiediamo scusa se alcune affermazioni vi risulteranno bizzarre e poco comprensibili.
Al momento l'unica cosa che ci viene in mente da spiegare è il perché in alcuni punti la parola “compagno” è scritto con la C maiuscola e in altri con la minuscola.
I Sacerdoti delle Terre Abitate di cui fa parte anche Shane hanno per legge e fin da piccoli un Compagno (C maiuscola): i Sacerdoti quindi vanno sempre in coppia. Perdere il proprio Compagno in un certo senso significa perdere uno status sociale.
La parola compagno con la minuscola invece è intesa nel senso tradizionale del termine.
Comunque, se avete dubbi o domande, fatevi avanti. :)


NEVE - PARTE 2

Al terzo giorno di viaggio Suncer cominciò a dare segni evidenti di spossatezza. Shane gli aveva controllato le ferite constatando che avevano iniziato a cicatrizzare piuttosto bene e non era presente alcun segno di infezione. Era comunque evidente che l'uomo avesse bisogno di riposo e viaggiare per le Montagne di confine in quel periodo non era la cosa più riposante del mondo. Proprio quella mattina erano stati costretti a risalire la china di un crepaccio, perché il sentiero che il Sacerdote usava di solito era stato invaso da una piccola frana di neve e massi.

Il suo compagno aveva l'aria vacua quando si erano infine accampati per trascorrere la notte. Aveva persino fatto pochi tentativi di comunicare, limitandosi ad appisolarsi acciambellato su se stesso accanto al fuoco.

Shane aveva dispiegato la mappa e studiato la strada per il giorno dopo e, seguendo la linea rossa tracciata lungo una delle vie che conducevano da quelle zone fino al villaggio di Altaroccia, l'avamposto più a nord del Tempio del Vento, aveva scoperto che sarebbero potuti arrivare prima che il sole tramontasse. Poco più di una mezza giornata di cammino e poi... beh, Altaroccia era famosa per le sue sorgenti terapeutiche. Sarebbe stata una deviazione minima e avrebbe aiutato Suncer a riprendere fiato.

La mattina seguente, dopo aver fatto colazione con ciò che restava delle loro provviste, avevano ripreso il cammino. Shane aveva mostrato a Suncer la mappa e l'uomo aveva annuito. Davanti a lui Shane aveva cercato di calpestare bene la neve, tentando di rendere il tragitto più pratico, avanzando udiva il respiro pesante ma regolare del suo compagno alle sue spalle. Suncer manteneva sempre e comunque il suo passo, il Sacerdote non aveva mai dovuto rallentare per aspettarlo.

Superarono una fitta zona di sottobosco, dove i pini mughi si protendevano a pizzicargli le guance e impigliarsi sulla stoffa dei cappucci, tuttavia gli alberi erano più radi e il cielo, completamente terso per la prima volta da giorni riversava su di loro una luce bianco dorata, tiepida e piacevole. Poco vento e un declivio rapido di fronte al sentiero prometteva un avanzamento più agevole.

Appena il villaggio fu in vista, con i suoi tetti aguzzi di rosso legno di larice, Suncer balzò accanto a Shane sollevando il braccio. «Città!» esclamò con voce eccitata.

«Altaroccia.» disse il Sacerdote, con un lieve sorriso. Una sosta sarebbe stata un toccasana per entrambi.

Altaroccia era circondato da una cancellata di solido legno di larice e pini, alta e con un camminamento sulla sommità. Dovettero girare attorno quasi per tutta la grandezza del villaggio prima di raggiungere il grosso portone d'ingresso, chiuso da spesse cerniere d'acciaio. Le guardie non si fecero vedere subito, probabilmente non si aspettavano visitatori in quel periodo dell'anno.

Shane rovistò nel suo zaino fino a recuperare la spilla d'argento che dimostrava la sua appartenenza al Tempio e quando le guardie si affacciarono glielo mostrò, senza attendere le loro domande.

Ci fu un rapido confabulare e il rumore cigolante della serratura che veniva sbloccata.

Shane fece per riporre la spilla che raffigurava un'ala trafitta da una folgore, circoscritta in un cerchio, ma Suncer lo afferrò al polso e prese tra le dita il monile, osservandolo incuriosito.

Shane lo lasciò fare, ma non tentò nemmeno di dare spiegazioni in risposta all'espressione incuriosita dell'altro, non sarebbe riuscito a spiegarlo in maniera semplice con quelle poche parole che Suncer aveva imparato.

Li accolsero due Sacerdoti del suo stesso Ordine, coloro che probabilmente il Tempio aveva incaricato di gestire il presidio.

Il più alto dei due era della stessa statura di Shane, aveva corti capelli biondi e occhi scuri. Fece un cortese cenno col capo, ma l'espressione del suo viso si inasprì leggermente. Shane intuì che l'aveva riconosciuto, benché lui stesso non aveva idea di chi fosse costui e neppure il suo compagno. Un uomo più basso, con capelli radi e rossicci e una barbetta che gli delineava la mascella squadrata.

«Ben arrivati.» esordì il primo. «Sono Arlow e questo è il mio Compagno Sterys, siamo i governatori di Altaroccia. Non ci aspettavamo visite prima della Quarta settimana del Mese Freddo. Di certo non ci aspettavamo voi, Shane l'Oscuro.»

Quando pronunciò quel nome Sterys sobbalzò con evidente sorpresa. Shane invece rimase immobile come una roccia. A tanti anni di distanza ormai ci aveva fatto l'abitudine, era quasi diventato un onorifico. Se Acris fosse stato vivo invece avrebbe bruscamente richiamato i due Sacerdoti.

«Vi chiedo ospitalità per qualche giorno. Io e il mio...» esitò, come avrebbe potuto definire Suncer. «...accompagnatore abbiamo avuto un incidente in alta montagna. Ci trovavamo a fare delle ispezioni per conto del Tempio, ma ci siamo imbattuti in un gruppo di banditi che si era spinto insolitamente in alto.»

«Questa gentaglia si fa sempre più insolente.» commentò Arlow, lanciando una lunga occhiata indagatrice addosso a Suncer.

«Sì, ho bisogno di un po' di tempo anche per scrivere un rapporto. Inoltre abbiamo riportato alcune ferite, nulla di troppo grave, ma...»

«Neanche a dirlo!» intervenne Sterys. «Sarete chiaramente nostri onorati ospiti.» Si voltò e chiamò una delle guardie cittadine, dicendole di correre alla foresteria della città per far preparare due stanze. «Faccio chiamare anche il cerusico?»

Shane ci pensò su, voltandosi a guardare anche lui Suncer. L'uomo stava fissando a sua volta Arlow, con aria piuttosto tranquilla. Era pallido e palesemente stanco, ma sembrava effettivamente in ripresa. «Non credo ce ne sia bisogno, più che altro ci serve un po' di riposo e, se possibile, una sosta alle vostre sorgenti.»

«Ma certo, ve lo avrei proposto io stesso. Le terme naturali sono un toccasana.» sorrise Arlow. «Seguitemi, vi accompagno. Sterys, ci vediamo più tardi a Palazzo. Naturalmente sarete nostri ospiti a cena...»

«Magari domani.» si affrettò Shane. «Stasera vogliamo solo rilassarci e dormire a lungo in un letto vero.»

Il Sacerdote biondo fece un leggero cenno d'assenso, il sorriso improvvisamente congelato sul volto. «Domani, perfetto.»

* * *

Le stanze erano piccole e arredate in maniera sommaria. Rispetto ai rifugi montani e alle radure innevate dove avevano soggiornato, erano dei concentrati di lusso. Materassi morbidi, coperte pesanti, persino cuscini di piume e un braciere per riscaldare l'aria. Tutto in caldo legno rosso che profumava ancora di resina. Shane disfece il suo esiguo bagaglio e consegnò al servo che lo attendeva immobile la biancheria da lavare, chiedendogli di procurargli dei ricambi nuovi, stivali di pelle di daino trattata e un mantello da viaggio aggiuntivo. Solo in seguito accompagnò Suncer nella stanza destinata a lui e gli consegnò la chiave, mostrandogli come usarla. Suncer annuì. «Capito!» disse con aria vagamente impertinente.

Shane sorrise divertito, evidentemente anche nel luogo dove proveniva lui usavano le chiavi. Lo afferrò all'avambraccio, impedendogli di entrare. L'uomo gli rivolse uno sguardo accorato, indicando il letto con aria quasi disperata.

Il sorriso di Shane si ampliò. «No, c'è qualcosa di meglio che ci attende.»

L'espressione confusa dell'altro e l'uggiolio deluso che l'accompagnò quando il Sacerdote richiuse la porta non fecero certo desistere Shane. Lo strattonò fino all'esterno. Un'occhiata alle ombre che si allungavano dalle forme massicce degli edifici della piazza centrale gli rivelarono che mancavano ancora un paio d'ore al tramonto. L'aria era gelida, ma immobile. Perfetta per le sorgenti calde di Altaroccia.

Camminarono rapidamente lungo la strada principale, Shane aveva soggiornato in quel villaggio più volte negli anni precedenti, ricordava piuttosto bene la strada per le terme. Superarono una specie di ponticello e infine si ritrovarono davanti ad una muratura di siepi che aveva un piccolo accesso di legno. Poco prima che lo varcassero uscirono due uomini e una donna, ben imbacuccati con giacche pesanti e cappelli foderati di pelliccia, tutti e tre con le guance rosse e gli occhi lucidi.

Suncer sembrava sempre più restio. «Che essere? Che lago?»

«Lago?» Shane lo strattonò verso l'ingresso.

«No lago...» Suncer fece un po' d'opposizione. «Lago!!»

«Intendi luogo?» Rinforzando la presa sul suo polso lo spinse dentro per primo. «Ora lo vedrai.»

Le sorgenti calde di Altaroccia erano dei piccoli bacini sparsi su un pezzo di terreno pianeggiante. Vasche che nel corso dei secoli erano state scavate in maniera razionale e ricoperte di mattonelle di ceramica, l'acqua incanalata in tubi che veniva in parte deviata verso il villaggio stesso e in parte destinata all'uso delle piscine. Sui bordi si trovavano basse panche di roccia e in un angolo tre casupole di legno, nella più grande si potevano fare docce di vapore e prendere dei secchi per le abluzioni esterne, le due più piccole erano adibite a spogliatoi.

L'acqua aveva un colore verde intenso con sfumature dorate nei punti dove emergevano grappoli di bolle che esplodevano in copiosi schizzi. C'era vapore ovunque e un odore acidulo che impregnava l'aria. C'erano solo tre persone a bagno che chiacchieravano sommessamente tra di loro, immerse fino al collo.

Shane fece molta attenzione al viso di Suncer e quello che vide gli diede conferma che l'uomo non conosceva nulla di simile. Guardava l'intera area delle sorgenti con occhi spalancati, ad un certo punto arricciò pure il naso, poi si voltò verso Shane. «Cosa?»

«Terme.»

«Terme.»

Shane annuì e lo condusse verso gli spogliatoi.

Erano vuoti. Il Sacerdote iniziò a spogliarsi e l'altro, benché ancora perplesso, lo imitò. Lasciarono gli abiti su una delle panche di legno e, prima di uscire, Shane sfilò via le bende dalla spalla di Suncer, controllando di nuovo la ferita. Il rossore si era ulteriormente attenuato. Lo portò fino ad una delle vasche vuote e lentamente si immerse nell'acqua calda.

Il primo approccio gli fece emettere un lento sospiro, avvertì la pelle pizzicare piacevolmente, massaggiata dal calore e dal contatto vellutato con l'acqua. Cercò con le mani i sedili e vi si accomodò, allungando le gambe.

Suncer lo imitò, le sopracciglia corrugate, la bocca serrata, l'espressione perfettamente concentrata. Gli sedette accanto e anche a lui infine sfuggì un sospiro, quando si permise di rilassarsi. Disse qualcosa sottovoce nella sua lingua e poi appoggiò la testa al bordo, con gli occhi chiusi.

Shane fece attenzione a non appisolarsi, nonostante il calore, il dolce movimento delle bolle sotterranee che li carezzavano suadenti. Suncer non fu accorto allo stesso modo e, dopo poco la sua testa ricadde sulla spalla di Shane e il suo corpo iniziò a galleggiare. Allora il Sacerdote gli passò un braccio intorno alle spalle e lo sostenne.

L'acqua torbida riusciva a nascondere parzialmente le forme poderose dell'uomo accanto a sé, i lunghi capelli biondi che fluttuavano attorno al viso assorto, i pettorali torniti, le ginocchia che spuntavano dal pelo dell'acqua. Quel colore così dolce, che sapeva di sole. Shane avvertì qualcosa risvegliarsi nel suo ventre. Dopo tanto tempo gli istinti sessuali tornavano, mentre tratteneva l'uomo addormentato su di sé. Strinse le labbra, sarebbe stato opportuno recarsi in qualche bordello per soddisfare quell'improvviso desiderio, ma non gli sembrava il caso di farlo lì ad Altaroccia.

Svegliò Suncer tempo dopo, l'uomo si stropicciò gli occhi e poi lo fissò frastornato, notando la loro stretta vicinanza. Si scostò da lui con un sorriso imbarazzato e si staccò dal bordo dirigendosi verso la parete opposta.

Shane lo osservò per qualche istante, infine trattenne il respiro e si immerse completamente. Quella notte e l'indomani, poi sarebbero ripartiti.

* * *

Le terme erano state una scoperta a dir poco entusiasmante per Suncer che, in qualche modo, gli chiese se c'erano anche a Vaeqa. Shane sorrise, pensando all'enorme stabilimento termale del Tempio del Vento. Marmi, statue, percorsi tra vasche di acqua calda, tiepida e fredda. Cascate artificiali, saloni per i massaggi. Se Altaroccia aveva strabiliato lo straniero, Vaeqa gli avrebbe tolto il fiato.

Quella pausa li aveva aiutati a riprendere le forze e aveva rimpinguato le scorte di cibo e di vestiti per il viaggio. I due Sacerdoti a governo del villaggio erano stati cortesi e avevano offerto loro il supporto necessario, ma i loro sguardi erano stati fastidiosamente incuriositi e le loro conversazioni fin troppo allusive. Per fortuna Shane era riuscito a tenere Suncer fuori dalla loro portata, con la scusa della ferita. Anche se l'uomo non riusciva ancora a comprendere la sua lingua non voleva che intuisse la negatività che lo circondava. Non voleva che comprendesse fino a che punto lui fosse reputato un reietto.

Perché ci teneva tanto alla considerazione di quello straniero? Non ne era del tutto sicuro, ma quei sorrisi caldi e quei gesti amichevoli lo facevano sentire di nuovo bene, quasi quanto lo era stato con Acris. Un'illusione probabilmente, ma che motivo c'era di farne a meno?

Il viaggio fu ben più agevole. La neve cominciava ad essere meno profonda e invadente sui sentieri e questi ultimi divennero più larghi e percorribili dai carri. Il paesaggio montano si modificò gradualmente, lasciando spazio ad ampi pascoli, i picchi aguzzi divennero sentinelle bianche e solenni alle loro spalle. Cadde ancora un po' di neve, fiocchi morbidi che fluttuavano intorno a loro quieti mentre il cielo mostrava straordinari sprazzi di azzurro.

Shane amava quei luoghi e provava un'emozione ancora più intensa notando la meraviglia che, di tanto in tanto, sfiorava il viso di Suncer, mentre camminavano verso la civiltà.

Si chiese in che posto vivesse l'altro. Evidentemente non conosceva la neve, non aveva mai visto paesaggi simili. La curiosità di saperne di più si faceva sempre più forte, anche se una vocina interiore lo avvertiva di non rilassarsi di fronte a fantasie piacevoli, il passato di quell'uomo dal sorriso contagioso non poteva essere certo così benevolo come Shane desiderava e sentiva. Troppe cicatrici, troppe anomalie.

Il linguaggio era senza dubbio il primo scoglio da superare.

«Cosa?» Suncer lo sorprese con quella domanda.

Shane si rese conto che lo stava fissando già da un po'. «Niente.» borbottò e aumentò l'andatura.

L'altro gli trotterellò dietro e lo toccò ad una spalla. «Tu bene?»

Sì e no, avrebbe dovuto rispondergli. Eppure, non se ne rese neanche conto, semplicemente sorrise.

* * *

Come Shane aveva supposto, Vaeqa aveva colpito Suncer, anche se la sua reazione era stata parzialmente indecifrabile. Aveva osservato la grandiosità della città, la più grande di tutte le Terre Abitate, l'unica in cui erano presenti addirittura due Templi. Aveva guardato le strade lastricate, gli edifici svettanti in pietra, le passerelle di roccia, i percorsi alberati, le enormi terrazze che si affacciavano sulla vallata sottostante, si era soffermato sulle fontane, al momento private dei loro giochi d'acqua, e le numerose botteghe in cui si trovavano mercanzie di ogni tipo. Tuttavia Shane aveva notato delle ombre strane nei suoi occhi, ben lontane dalle luci stupefatte che lo avevano illuminato vedendo la neve prima e le terme successivamente.

Shane avrebbe voluto sapere quali pensieri stavano attraversando la sua mente, ma forse sarebbe stato troppo intimo e loro non erano certamente intimi, così aveva finto di ignorare quella reazione e aveva condotto il taciturno compagno fino alla propria abitazione.

Si erano chiariti sul fatto che Suncer dovesse mantenere un profilo basso in città, in particolare durante i periodi in cui Shane non sarebbe potuto stare con lui. Gli aveva intimato di non parlare con nessuno e poi lo aveva condotto a fare un lungo giro di Vaeqa, mostrandogli i luoghi da frequentare e quelli da evitare. Non sarebbe stato facile e forse, non sarebbe stato esente da rischi. Su una cosa aveva voluto essere molto chiaro, Suncer non era totalmente al sicuro in quella città e non lo sarebbe stato fino a quando non avesse padroneggiato bene la lingua. A quanto pareva anche Suncer aveva inteso questa cosa e durante le volte che uscivano insieme per andare a mangiare o a sbrigare delle commissioni, l'uomo non apriva mai bocca con nessuno.

Suncer riuscì a raggiungere un buon grado di comunicazione con relativa rapidità, tanto che, quando ormai la primavera era esplosa sulla città, i due furono infine in grado di avere una conversazione decente.

Avevano trascorso quasi quaranta giorni a stretto contatto e Shane si era ormai abituato alla sua presenza, anche se spesso era assente per impegni al Tempio, al suo ritorno trovava l'uomo ad attenderlo e la cosa lo faceva sentire incredibilmente bene. Quel tipo di sensazione aveva iniziato a terrorizzarlo. Shane non voleva mai più fare l'abitudine alle persone, era troppo doloroso perderle.

Aveva finalmente compreso che le sue ipotesi più improbabili erano vere, Suncer veniva da un luogo esterno alle Terre Abitate, era stato evidente quando lo aveva messo di fronte alle migliori e più complete cartine che possedeva. L'uomo era sembrava piuttosto spaesato di fronte ai punti geografici di riferimento che Shane gli aveva mostrato. Il suo compagno gli aveva descritto paesaggi aridi, desertici, assenza di acqua e questo poteva anche coincidere con le terre esterne ai Confini di cui si narrava nei libri di storia. Ma i libri parlavano anche di totale assenza di vita e impossibilità di colonizzazione a causa dell'ambiente ostile e del clima arido. Vero era che da molti secoli ormai nessun esploratore di nessuno degli otto Templi era più uscito a verificare che le cose non fossero cambiate. Suncer aveva specificato di non essere il solo, gli aveva parlato di villaggi e città e di una guerra tra la sua gente e un'altra popolazione avversaria. Una contesa sulle scarse risorse che le loro terre offrivano.

Come Shane aveva dedotto, Suncer era un guerriero, esattamente come lui, e lo aveva visto anche riprendere ad allenarsi, subito dopo essere guarito definitivamente dalle ferite. Uno stile particolare e decisamente interessante, che aveva punti in comune con le tecniche guerresche dei Sacerdoti del Vento. Che ci fosse quindi un nesso tra di loro? Che il popolo di Suncer fosse in realtà ciò che restava degli antichi esploratori? Sarebbero serviti anni di studi per rispondere a quelle domande, sarebbe stato anche utile intraprendere visite burocratiche in questi misteriosi insediamenti.

Suncer voleva tornare indietro, voleva tornare a casa.

Ne avevano discusso in più di un'occasione e l'unica soluzione era quella di ritornare nel luogo dove lo aveva trovato svenuto e moribondo e da lì cercare tracce.

Shane aveva degli obblighi nei confronti del proprio Ordine, ma era vero che era un Senza-Compagno e non avrebbe avuto troppe difficoltà a slegarsi da quegli stessi obblighi. Al Tempio del Vento non serviva Shane l'Oscuro, non più. Suncer invece aveva bisogno di lui.
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